polizia-locale_ambulanzaGli incidenti avvenuti durante l’esecuzione di ordinanze TSO nei primi giorni di agosto hanno catalizzato molta attenzione su questo tipo di servizio, non così conosciuto dal grande pubblico e sul quale molto s’è detto e scritto, recentemente appunto anche a livello giornalistico.

Nella loro tragicità questi episodi hanno fornito l’occasione per approfondire la riflessione tecnica, anche per ridefinire alcuni aspetti dei protocolli operativi esistenti o creandone di nuovi dove non erano ancora stati adottati.

Sorvoliamo qui su procedure amministrative e normativa di riferimento, aspetti affrontati in altri e ben più qualificati contributi, vorremmo invece far emergere alcuni elementi idonei afacilitare o aggravare l’esecuzione del TSO in degenza ospedaliera quale operazione di indirizzamento del malato verso le Strutture del servizio sanitario nazionale.

Forse scontati ma spesso non adeguatamente considerati, numerosi elementi possono interagire tra loro e compromettere l’accompagnamento, complicandolo a tal punto da richiedere poi l’uso della forza.

È infatti opportuno ricordare, ma solo per non perdere di vista l’obiettivo dell’intera procedura, che le forze dell’ordine si trovano ad operare con un individuo malato e non con un delinquente, e che meno traumatico sarà l’intervento tanto più elevato sarà il grado di accettazione della terapia che attende il paziente.

Sappiamo bene che il paziente psichiatrico può anche diventare apertamente non collaborativo, violento ed addirittura pericoloso per sé e per gli altri (sanitari e agenti, ma anche familiari, conoscenti, passanti, …). Spesso poi gli operatori di polizia non sono nemmeno adeguatamente formati per relazionarsi con questo tipo di personalità, né equipaggiati per farvi fronte, ma è altrettanto vero che l’azione di forza dovrebbe rappresentare l’ultima delle risorse a disposizione.

Vai all’approfondimento sulla gestione
dei soggetti in crisi psichica durante Aso e Tso

Eseguire un’ordinanza di TSO può significare passare velocemente da un’operazione di polizia amministrativa sanitaria ad una di polizia di sicurezza (o anche giudiziaria) e dopo pochi istanti cambiare nuovamente, alternando i due momenti anche più volte durante il medesimo intervento.

Esistono fattori o elementi strategici dai quali può dipendere l’esito dell’operazione e che in definitiva potrebbero essere sfruttati a vantaggio degli operatori?

È di tutta evidenza che riflettere, ad esempio, sul primo pensiero che attraversa la mente di un agente chiamato a gestire questo tipo di intervento sarebbe già molto utile… perché non è la stessa cosa operare sulla base di Dobbiamo andare a prendere uno” rispetto a Dobbiamo proteggere i soccorritori e tutelare il malato”.

Le moderne scoperte in ambito neuroscientifico e le impostazioni concettuali (anche non sempre condivise) conosciute come programmazione neuro-linguistica dimostrano attualità e portata di queste questioni: la realtà segue e si adatta al nostro modo di vederla, di pensarla, perlomeno riguardole nostre aspettative e le azioni che mettiamo in gioco per interagirvi.
Perciò modificare adeguatamente il linguaggio significa intervenire profondamente sul pensiero influenzando in definitiva carattere e comportamento.

A livello organizzativo la prima e più immediata conseguenza di questa impostazione, ad esempio, determina il ventaglio di qualità ed abilità attese dagli agenti che eseguiranno il TSO: forza e prestanza associate a competenze tecnico-operative utili a rendere inoffensivo un aggressore violento, la difesa personale, il controllo e la gestione dell’ambiente.

Potrebbero essere forse utili anche capacità comunicative e di negoziazione? O l’unico ruolo affidato alle forze dell’ordine è quello coercitivo?

Collegate a queste capacità relazionali e persuasive vi sono anche altre abilità da non sottovalutare, come ad esempio la leadership e la gestione del gruppo di lavoro qui declinato in un crisis intervention team (leggi l’approfondimento).
Non è banale questa capacità di saper gestire limiti, doti e virtù dei propri collaboratori
 indirizzare le singole individualità qualità di quanti stanno operando verso un obiettivo finale non banale.
In definitiva l’intero intervento dipende proprio da questo!

Ma anche altri elementi spesso ignorati rivestono un ruolo strategico nell’indirizzare l’operazione tra i due poli estremi, lo pseudo-accordo e l’intervento di forza, con tutti i rischi le implicazioni che ne conseguono, anche relativamente all’accettazione della terapia.

La necessità di contattare preventivamente i familiari assieme ai quali gestire un minimo di linea comune ed acquisire informazioni importanti, ad esempio, o la presenza sul posto di sanitari specializzati nella gestione del paziente psichiatrico e pure di un medico, magari lo stesso che ha in cura il paziente, non possono ritenersi aspetti superflui.

E che dire di impostare e condividere una linea operativa alla quale i diversi soggetti coinvolti dovranno attenersi, evitando improvvisazioni e personalismi?

Questi e numerosi altri aspetti sono stati affrontati e approfonditi nella versione completa di questa analisi, disponibile nell’area riservata ai SOCI e SIMPATIZZANTI.

Lascia un commento