di Rinaldo Brega*

Siamo ormai in guerra.
Si tratta di una guerra nuova, a puntate, una guerra asimmetrica contro un nemico che non è schierato al di là del confine.
In questa guerra il nemico può essere un passante, un gruppo di giovani, perfino il nostro vicino di casa che -integrato ed apparentemente innocuo- improvvisamente si trasforma e si convince che la sua missione è sterminare quanti più “infedeli” possibile.

Le armi del terrorista moderno sono tra le più svariate e non molto caratteristiche, poichè ora il suo focus è l’obiettivo: i cosiddetti soft targets.

Tipicamente si tratta di luoghi dove le persone presenti sono civili e vi si trovano in numeri piuttosto importanti, perché richiamati da eventi, attrazioni turistiche, cerimonie religiose e civili.

Nella realtà italiana, la vigilanza di questi obiettivi è generalmente assicurata da un paio di carabinieri (e non sempre) e dalla polizia locale, a volte coadiuvata da alcuni volontari. All’estero la situazione non è molto diversa.

Gli operatori presenti sul posto cosa potranno fare? Come reagiranno?

Tutto ciò che accade negli istanti precedenti l’attacco, durante l’attacco e nei lunghi momenti che seguiranno dipende da molti fattori, ma uno di questi è innegabilmente costituito dalla professionalità delle forze dell’ordine sul campo, in particolare quelle già presenti.

 

1. L’AGGRESSIONE COME FOBIA UNIVERSALE
La maggioranza delle persone ha un’innata propensione a non far del male ai propri simili: si tratta probabilmente di un meccanismo di conservazione della specie, che impedisce alla specie umana di autodistruggersi.

La cosa arriva al punto che la reazione “normale” davanti ad un’aggressione, anche se rivolta ad altri, è la fuga.

Evidentemente un operatore di polizia non ha questo privilegio: davanti al pericolo egli non può fuggire!

 

2. PILOTA AUTOMATICO
Non me ne sono proprio reso conto”…
Nelle emergenze non reagiamo in modo ragionato, ma operiamo secondo alcuni riflessi condizionati, principalmente la fuga, il congelamento e la lotta.

Personale addestrato riesce a superare queste reazioni istintive in favore di comportamenti, gesti e tattiche ritenute idonee dall’organizzazione alla quale appartiene e memorizzate in addestramento.

La cosa fondamentale da ricordare è:

  1. Ciò che si assimila nell’addestramento, riemerge nel combattimento;
  2. Non ci si adegua mai al livello della situazione, ma ci si abbassa al livello del proprio addestramento.

 

3. ADDESTRAMENTO E VACCINAZIONE ALLO STRESS
Come possiamo sperare di uscire al meglio da un attacco terroristico? Solo tramite l’addestramento.

Questo deve prevedere due tipologie di attività:

  1. il condizionamento a tecniche e tattiche
  2. l’assuefazione allo stress

Chi pratica sport a livello agonistico, sa che l’allenamento prevede di ripetere molte volte lo stesso gesto, al fine di creare una “memoria muscolare”, in modo che non sia necessario pensare a come impostare, ad esempio, la posizione del corpo prima di effettuare un passaggio di palla.

Allo stesso modo dovremo fare con i gesti da compiere nell’emergenza: ripeterli più e più volte, fino a che vengono eseguiti in modo automatico.

Altra parte essenziale dell’addestramento è l’assuefazione allo stress, che può essere stimolata mediante.

  1. addestramento sotto stress: ad esempio con la costrizione di un tempo massimo entro cui compiere un esercizio oppure sotto la pressione psicologica imposta dall’istruttore;
  2. esposizione volontaria a situazioni stressanti: per esempio un percorso avventura, con lo stress dall’esposizione al vuoto, che permette di abituare fisico e mente ad agire in circostanze rischiose.

 

4. LA TEORIA DEL BIGGER BANG
Gli operatori più accorti sanno da sempre che l’impatto visivo può far perdere o guadagnare dosi di timore reverenziale.
Scendendo nel pratico, voglio citare due opzioni:

  1. l’impiego di armamento a forte deterrenza, quali possono essere le carabine tattiche classificate come pistole semiautomatiche, pertanto utilizzabili anche dalle polizie locali;
  2. le unità cinofile, in particolare quelle addestrate alla difesa, note anche come unità cinofile per utilizzo generale o patrol dog.

 

ViceComm. Rinaldo Brega
Ufficiale Polizia Locale Cittadella – Istruttore cinofilo

 

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