L’associazione CERCHIOBLU in questi anni ha attivato alcuni progetti e osservatori specifici. 


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PROGETTO: SOSTEGNO AI FAMILIARI DELLE VITTIME DI EVENTI TRAUMATICI

L’intervento di forze dell’ordine e soccorritori direttamente nel teatro di incidenti ed emergenze non può ricondursi solo ad attività operativa e procedure standardizzate. La tragedia travolge molte persone: vittime dirette degli eventi, parenti, familiari, amici le cui esistenze saranno sconvolte da quel momento in avanti, in una frattura temporale insanabile spesso generata dall’operatore di polizia che porta la triste notizia.

Per questo motivo la comunicazione della morte improvvisa, magari per un “banale incidente stradale”, è una “tragedia che si aggiunge alla tragedia”, con conseguenze psicologiche sia per chi riceve la notizia sia per chi la comunica. Contrariamente a quanto accade negli ospedali a seguito di una malattia, il decesso di cui si occupano poliziotti e soccorritori è sempre un decesso INATTESO, PREMATURO, EVITABILE, spesso verificatosi in circostanze VIOLENTE.

Ecco perchè l’operatore può e deve prepararsi a questo compito, un’esperienza molto intensa sia a livello psicologico che professionale, dove è chiamato a confrontarsi non solo con la morte e con le esperienze di dolore e di lutto dei familiari, ma anche con le sue stesse capacità di supporto e di “contenimento emotivo”.

Spesso gli ultimi ricordi dei familiari coincideranno con questo momento, con la qualità della comunicazione: quando è avvenuta, dove, cosa stavamo facendo… una comunicazione non appropriata può addirittura prolungare le sofferenze ed il dolore, compromettendo il processo di “elaborazione del lutto”. Se colui che comunica la morte adotta atteggiamenti e comportamenti consapevoli ed attenti, preparandosi nel modo migliore a questo compito, potrà creare le migliori condizioni per iniziare questo processo di aiuto ai familiari.

Per questo motivo risulta cruciale acquisire competenze e professionalità che includano anche la dimensione relazionale, per sapere cosa dire, come dirlo, quando farlo… e tenere sotto controllo anche l’impatto emotivo su sè stessi.


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SOSTEGNO ALLE COPPIE IN UNIFORME

La vita di una coppia attraversa diverse fasi: a volte si cammina l’uno di fianco all’altro, a volte invece ci si rincorre nel tentativo di raggiungersi nuovamente. Certamente una vita di coppia soddisfacente ed equilibrata è fonte di soddisfazione personale e grande vitalità, e rappresenta una inesauribile fonte di energia per affrontare piccoli e grandi imprevisti che la vita mette sul nostro cammino.

Quando entrambi i componenti della coppia vestono un’uniforme la ricerca di questo equilibrio può essere più difficoltosa: per le esperienze professionali ai quali si è sottoposti, per la difficoltà di staccare davvero la spina una volta a casa, per l’impatto che i turni, gli orari e le attività possono avere sull’organizzazione familiare, sulla gestione dei figli, sulla vita di società… in definitiva, sulla vita di coppia.

Il lavoro in divisa è caratterizzato dall’esposizione a fattori con potenziale impatto stressogeno. Le dinamiche di coppia potrebbero risentire di tale impatto destabilizzando gli equilibri raggiunti e andando a crearne nuovi non sempre positivi per la coppia. Questo gruppo è pensato per le coppie che stanno cercando di ritrovare lo stesso “passo” e per quelle che non vogliono perdere il ritmo faticosamente conquistato.
Il gruppo permette alla coppia, attraverso l’ascolto e la condivisione di esperienze, di comprendere meglio le proprie difficoltà e di vederle da un’altra prospettiva.

La coppia potrà riscoprire o acquisire risorse utili ad affrontare e gestire in maniera più consapevole le proprie problematiche, anche sperimentando come altri hanno affrontato e risolto le loro situazioni spiacevoli.

Il percorso sarà anche un’occasione per costruire una nuova rete di supporto sociale.


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PROGETTO DI FORMAZIONE DI GRUPPI DI PEER SUPPORTER IN POLIZIA

Esistono situazioni ed esperienze che solo un collega può capire e che solo ad un collega si possono raccontare.
Talvolta dal collega ci si aspetta un aiuto, una parola utile, un consiglio: ecco il ruolo del PARI, un operatore di polizia adeguatamente formato pronto ad offrire il proprio supporto psicologico ad un collega che -durante il servizio- ha vissuto situazioni di forte impatto emotivo, tali da considerarsi fonti di stress e disagio.

Queste situazioni lavorative sono definite Eventi Critici di Servizio (ECS), ossia interventi che implicano pericoli fisici imprevedibili (come ad esempio fare uso delle armi, sedare una rissa, subire aggressioni personali, effettuare arresti di persone pericolose), interventi in casi dove sono coinvolti i bambini, rilevamento incidenti stradali gravi o mortali, con relativa comunicazione del decesso ai familiari della vittima. Quando un operatore si imbatte in un evento critico può sperimentare un particolare stato psicologico che provoca reazioni emozionali, in grado di compromettere l’efficace svolgimento dell’attività professionale, reazioni che si possono protrarre non solo nei giorni successivi, ma anche nella vita privata.

Queste reazioni emozionali potrebbero far insorgere negli operatori i sintomi tipici del disturbo acuto da stress (DAS) o del disturbo post traumatico da stress (PTSD), che spesso si manifestano con ricordi intrusivi, improvvise irruzioni di scene dell’evento nella propria coscienza (i cosiddetti ricordi intrusivi o flash-back), incubi notturni e disturbi del sonno, evitare i luoghi e gli stimoli associati all’evento traumatico, la riduzione della reattività emozionale, l’iperattività.

Alcuni fattori possono influenzare le capacità di risposta dell’operatore di polizia ad un evento critico, quali ad esempio il grado di coinvolgimento personale, il livello di controllo della situazione e quello di minaccia percepita, le esperienze precedentemente vissute, la vicinanza fisica o psicologica all’evento o alla vittima.

Ecco perchè risulta di particolare importanza che l’operatore di polizia coinvolto in un incidente critico di servizio possa disporre di adeguato sostegno sociale, accoglienza e aiuto da parte dell’organizzazione e dei familiari. Il PARI -un operatore adeguatamente formato- è una figura efficace per fornire il primo supporto psicologico.


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PROGETTO PREVENZIONE DEL SUICIDIO DEI POLIZIOTTI

Ci stiamo occupando da alcuni anni dello studio del triste fenomeno del suicidio degli appartenenti ai corpi di polizia in Italia. Purtroppo una delle criticità maggiori è proprio la raccolta dei dati. Non esiste ad oggi un monitoraggio nazionale dei suicidi degli appartenenti alle forze di polizia o dell’ordine italiani.

Questo scaturisce una serie di congetture tra chi pensa sia un fenomeno preoccupante che supera i parametri di criticità e chi invece sostiene che non è preoccupante e non c’è alcuna differenza tra la percentuale dei suicidi nelle forze di polizia con il numero totale dei suicidi relativi alla popolazione italiana di riferimento.

Come gruppo di studio del CERCHIOBLU, abbiamo deciso di creare un osservatorio sui suicidi degli appartenenti alle polizie nazionali e locali, finalizzato allo studio del fenomeno nel modo più rigoroso e distaccato possibile. Il fine è proprio quello di stabilire l’entità effettiva del fenomeno e valutarlo.

Per fare questo abbiamo bisogno di raccogliere i dati e le informazioni sui suicidi degli operatori di polizia.
Una delle modalità che stiamo seguendo è quella della segnalazione diretta da parte di coloro che sono a conoscenza di un episodio di suicidio di un operatore di polizia. Ti chiediamo di inviare la tua segnalazione anche in modo totalmente anonimo all’indirizzo della segreteria che troverai nella pagina contatti.

Noi rispetteremo la tua privacy, ti chiediamo solo di essere sincero. 
Grazie. 


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PROGETTO ASSISTENZA AI FAMILIARI DELLE VITTIME DI INCIDENTI AEREI

 

 

 


 

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