imbarco

L’importanza della psicologia in ambito aeronautico

Il tragico epilogo del volo sta facendo emergere l’attenzione sull’importanza della figura dello psicologo in ambito aeronautico. Quasi tutti i media e anche i professionisti della salute mentale richiamano sulla necessità della selezione del personale e dei successivi controlli sullo stato mentale dei piloti mediante visite periodiche, oppure colloqui o test da somministrare in fase di aggiornamento del personale addetto al volo.
Lo psicologo, ad esempio nei corpi di polizia e militari, è utilizzato quasi esclusivamente in fase di selezione del personale, pochissimi di loro per il sostegno psicologico agli operatori di polizia. Uno dei motivi sta proprio nella normativa vigente in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro. C’è uno scollamento tra il manifestarsi di disagi psichici e l’accertamento degli stessi, che può avvenire esclusivamente durante la visita medica periodica (di solito biennale) prevista dalla legge.
E’ altrettanto vero che dove la figura dello psicologo come supporto e ascolto è presente, non risulta automaticamente sufficiente ad intercettare forme di disagio, quali ad esempio la depressione o altre forme di disturbo.
Molto spesso queste figure sono vissute dagli operatori che si occupano di sicurezza come invasive e giudicanti. Infatti, per com’è strutturato oggi il sistema, se un operatore della sicurezza manifesta una condizione di disagio lo psicologo non può esimersi da intervenire anche sulla sfera professionale. Ne consegue che la comunicazione alla commissione medica giudicante comporta la sospensione dalle mansioni operative e in alcuni casi anche dal lavoro, con ulteriori aggravi sulla sfera psichica dell’operatore, oltre che sull’aspetto economico attuando un taglio all’indennità a causa magari della sospensione o perdita della qualifica. L’episodio in questione del co-pilota che pur avendo un certificato del proprio medico di conclamata depressione, non l’ha comunicato alla propria compagnia per timore di essere messo a riposo è paradigmatico.

Allora come intervenire?

Innanzitutto come primo intervento sarebbe auspicabile il diffondersi di una mentalità che veda la psicologia non come qualcosa cui ricorrere per “curare” un disagio conclamato, che talvolta non è riconosciuto dalla persona, bensì a migliorare il proprio benessere psicologico:

  • sostenere negli stati di difficoltà
  • potenziare le proprie capacità personali di reazione
  • riflettere sui propri stati emotivi per poterli gestire ed eventualmente prevenire disagi più evidenti.

In ambito aeronautico e in tutti i settori che prevedono da parte di una o due persone una totale responsabilità della vita altrui, sarebbe opportuno, oltre a una diagnosi delle caratteristiche di personalità in fase di selezione, anche un successivo e costante monitoraggio attraverso, per esempio, l’osservazione diretta del comportamento lavorativo in base allo stato psicofisico della persona. Certo, non è facile mettere in atto un sistema del genere, specie per talune tipologie di lavoro, nonostante è quanto sarebbe auspicabile.
Questo proprio con lo scopo di verificare l’idoneità al servizio accertando, con gli strumenti e le competenze dello psicologo, la presenza di capacità e requisiti necessari e indispensabili per specifici compiti professionali, proprio come i piloti ad esempio.
Ogni pilota, così come ha ricevuto un addestramento per determinare se il velivolo è in grado di volare, altresì dovrebbe essere stato “addestrato” a valutare se il proprio stato psicofisico lo rende idoneo al volo, valutando aspetti apparentemente più banali, ad esempio se ha assunto medicinali che possono interferire con la capacità di attenzione o se ha riposato e mangiato in modo sufficiente fino a valutare aspetti più significativi come stati di pressione o stress personali.
Purtroppo ed evidentemente non sempre è così, e a rimetterci non è solo il pilota, ma persone che depongono la propria vita nelle sue mani.
Questo processo può essere definito “consapevolezza” e viene a mancare in presenza di stress, depressione, stanchezza.
Ecco perché, come già detto in precedenza, un’attenta diagnosi del pilota in fase di selezione non è assolutamente sufficiente se non accompagnata da una costante valutazione della persona in occasione di ogni volo.
Importante inoltre sottolineare come tali interventi da parte dello psicologo debbono essere realizzati in stretta collaborazione con altri professionisti, come medici del lavoro ad esempio, secondo una prospettiva multidisciplinare.
Altra tipologia d’intervento potrebbe prevedere la creazione di una vera e propria rete di sostegno psicologico all’interno dell’organizzazione lavorativa, che preveda almeno nelle prime fasi la massima confidenzialità e segretezza nell’accogliere l’operatore che vive un disagio personale, che può senza dubbio ricadere anche sulla sfera professionale.
E non solo in casi di patologie gravi quali la depressione, ma anche per disagi riconducibili a separazioni, piccoli problemi economici, problemi di salute personali o dei propri familiari ecc..
Tutti i casi che possono essere trattati e risolti prima dell’intervento delle commissioni mediche giudicanti, stanno alla base del successo di questi interventi.

Francesca Battagli

 

Lascia un commento