Il disagio organizzativo all’interno dei corpi di polizia, come in tutti i contesti lavorativi, deriva da quell’insieme di fattori dell’organizzazione del lavoro in grado di incidere sul benessere soggettivo dei lavoratori. Per questo è fondamentale fare riferimento a tutte quelle fonti di stress del lavoro, quali indicatori di vita ordinaria lavorativa, da monitorare per l’analisi del rischio stress lavoro correlato.

Secondo un’ampia ricerca sullo stress correlato al lavoro, pubblicata dall’European Agency for Safety and Health at Work, del 2000[1], le maggiori fonti di stress presenti in tutte le organizzazioni lavorative sono state indicate in una serie di categorie e di relativi fattori di rischio.

Queste categorie di fonti stressogene presenti nelle organizzazioni lavorative in generale, possiamo genericamente ritrovarle nelle organizzazioni professionali di polizia, definendo quelle legate al contesto lavorativo, cioè all’ambiente, ad esempio:

  • orari di lavoro irregolari legati alla turnificazione;
  • ricompense inadeguate
  • eccessiva burocrazia
  • eccesso di disciplina e i problemi con i superiori gerarchici
  • mancanza di addestramento ed equipaggiamento adeguato
  • presenza di sottoculture antagoniste dentro l’organizzazione.

Altre fonti di stress del lavoro in polizia sono riconducibili al contenuto del lavoro, cioè alla tipologia del lavoro in sé, ad esempio:

  • conflitti di ruolo (dove l’operatore di polizia è costretto a passare da situazioni in cui deve essere un fermo applicatore della legge ad altre in cui deve essere una persona attenta alle problematiche sociali e alle richieste di attenzione e a volte di aiuto dei cittadini);
  • aspettative opposte tra loro (dove ci si aspetta dall’operatore di polizia che possa passare in poco tempo, a  volte nell’arco dello stesso turno di servizio, da un intervento dove è avvenuto un decesso di una persona a un altro dove potrebbe essere chiamato a fare uso della forza o della comprensione oppure a infliggere una sanzione, il tutto senza perdere la calma e la lucidità);
  • assenza di riscontro e senso di inutilità (molte volte gli interventi sono frammentati e con riscontri limitati dei risultati nelle situazioni affrontate. Questo a volte porta l’operatore a percepire il suo lavoro in senso inutile).

Sempre legate al contenuto del lavoro, possono essere considerate fonti di stress tutte quelle attività di polizia a forte impatto emotivo, veri e propri eventi traumatici, definiti “incidenti critici di servizio”, ad esempio:

  • sedare delle risse
  • operare degli arresti rischiosi
  • fare uso delle armi
  • rilevare incidenti stradali mortali e svolgere la seguente comunicazione del decesso ai familiari della vittima
  • effettuare dei T.S.O.

Altre forme di stress sono riconducibili all’esposizione al giudizio dell’opinione pubblica, ad esempio i rendiconti della stampa distorti o le critiche dei cittadini, degli amici o dei familiari o quelle derivanti dalla giustizia penale come la percezione della mancanza di rispetto da parte di giudici o avvocati o sentenze sfavorevoli dei tribunali. A queste vanno aggiunte le fonti di stress derivanti dalla vita privata, come le separazioni coniugali, le malattie dei familiari, le problematiche economiche.

Francesca Battagli

1] European Agency for Safety and Health at Work “ Research on work – related stress”, (2000).

 

 

 

 

 

 

 

 

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