Il peer support inizialmente si sviluppa all’interno delle organizzazioni che si occupano di gestire le emergenze, come Vigili del fuoco, soccorritori sanitari, Polizia.

L’impiego dei colleghi pari comporta indubbi vantaggi,  fra cui

  • accettabilità
  • vicinanza in termini di appartenenza all’organizzazione
  • condivisione di esperienze professionali
  • riduzione del rischiodi “patologizzare” la sicuramente critiche .

La premessa fondamentale del peer support infatti è che chi condivide la stessa esperienza professionale, tanto più se riveste caratteristiche di criticità, sia maggiormente in grado di comprendere gli aspetti emotivi che questa genera, così da poter essere di aiuto a chi ne fa richiesta.

Il ricorso al supporto di un pari riduce il rischio di stigmatizzazione che può esserci nel caso di intervento da parte di uno specialista della salute mentale, e di “patologizzare” situazioni sicuramente critiche ma che potrebbero essere affrontate e gestite in modo diverso.

I programmi di peer support inoltre si caratterizzano per la loro flessibilità: i pari possono prendere contatto con i colleghi che ne fanno richiesta in tempi rapidi, possono incontrarsi con un collega in un terreno neutrale o in ambienti informali concordati, possono essere utilizzati per lunghi periodi in circostanze estreme e di criticità durante il manifestarsi di maxi emergenze, come mantenere contatti brevi ma continui in contesti di maggiore tranquillità.

Una delle caratteristiche fondamentali del peer support è poi la loro neutralità rispetto agli organi organizzativi, come la Direzione o i Sindacati. Infatti i pari

  • incontrano i colleghi in un setting riservato e sotto un patto di confidenzialità
  • hanno il vantaggio di conoscere esattamente le dinamiche interne e la struttura organizzativa del corpo di appartenenza.

Il ricorso al supporto tra pari ha costi contenuti per l’organizzazione, sia in termini relativi (rispetto ad altre soluzioni ed interventi) sia assoluti (benefici in grado di scatenare). Inoltre i progetti di peer support si svolgono su base volontaria e in modo tempestivo, senza stravolgimenti organizzativi.

 

Il peer support come prevenzione

Un altro aspetto positivo dei programmi di peer support è riconducibile alla possibilità di utilizzare il pari non solo come strumento di sostegno psicologico e sociale, ma anche come una sorte di “antenna” del disagio, in grado di monitorare il contesto lavorativo e le problematiche emergenti sulla base della frequentazione quotidiana con i colleghi.

In questo caso il peer ascolta quanto riportato dai colleghi, valuta la situazione in atto e se necessario segnala al soggetto la possibilità di rivolgersi ad un livello superiore dove troverà il supporto professionale di uno psicologo.

Il programma di peer support generalmente prevede delle fasi, tra queste: la fase della selezione; la fase della formazione, la fase di avvio e supervisione delle attività svolte dai pari e per ultima una fase dei rivalutazione.

All’interno di ogni programma di supporto tra pari è poi sempre indispensabile nominare almeno un “coordinatore” del gruppo.
Le funzioni del coordinatore sono numerose. Elenchiamone alcune:

  • garantire un follow up per tutti gli incidenti critici e attivare interventi appropriati
  • dirigere la squadra di peer support
  • supervisionare tutte le questioni in relazione alla gestione dello stress dovuto ad incidenti critici e alle attività dei peer
  • registrare tutte le attività dei pari e delle squadra
  • coordinare il reclutamento e la formazione di nuovi pari
  • mantenere i rapporti con gli organi dirigenziali, con il medico del lavoro, con il servizio di prevenzione e protezione
  • organizzare una formazione continua di coloro che già fanno parte della squadra.

Le quattro tipologie di servizi di peer support

1) I colleghi Ponte
Questo programma è conosciuto come “ascolta e invia”, si fonda su di un servizio di valutazione da parte di un pari e invio al sostegno psicologico. I pari contattano i colleghi successivamente ad eventi critici di servizio, valutano la situazione ed eventualmente fungono da “ponte” con gli psicologi effettuando un invio in caso di bisogno. Questo modello è stato utilizzato dalla Polizia di Stato italiana ed è attualmente in fase di avvio con il progetto “Ponte” della Polizia Locale di Milano.

2) I pari come relazione di aiuto
E’ un servizio di sostegno sulla crisi tramite l’utilizzo di abilità di aiuto: i pari offrono una relazione di aiuto con il collega coinvolto in una situazione critica. Il riferimento principale per il loro intervento è il counseling sulla crisi. Un esempio di tale servizio è il gruppo di supporto tra pari CerchioBlu presso la Polizia Municipale di Firenze.

3) I gruppi di auto mutuo aiuto
Questa tipologia è rappresentata dai gruppi di auto aiuto. Questi team comprendono colleghi che hanno vissuto situazioni critiche e che si forniscono un supporto reciproco attraverso degli incontri di gruppo strutturati.

4) I team Debriefing Defusing
Infine si trovano le squadre di “Critical Incident Stress Debriefing” (CISD). In questo caso i pari forniscono defusing e debriefing psicologico dopo un incidente critico di servizio. Uno degli esempio maggiormente conosciuti è quello della Polizia del Cantone Ticino.

Il supporto tra pari: cosa si intende?

Il pari è un operatore di polizia disponibile ad offrire il proprio supporto psicologico ad un altro collega che durante il servizio ha vissuto situazioni di forte impatto emotivo, tali da considerarsi fonti di stress e a cui possono seguire stati di disagio nell’operatore. Queste situazioni lavorative sono definite Eventi Critici di Servizio (ECS), ossia interventi di servizio che portano l’operatore ad esporsi a pericoli fisici imprevedibili, come ad esempio fare uso delle armi, sedare una rissa, subire aggressioni personali, effettuare arresti di persone pericolose, intervenire in casi dove sono coinvolti i bambini, rilevare incidenti stradali gravi o mortali dove gli agenti spesso hanno il compito gravoso di comunicare il decesso ai familiari della vittima.

Quando un operatore si imbatte in un evento critico, ne può seguire un particolare stato psicologico che provoca reazioni emozionali, in grado di compromettere l’efficace svolgimento dell’attività professionale e che si possono protrarre anche nei giorni successivi e anche oltre il turno di servizio, nella vita privata.
Queste reazioni emozionali potrebbero far insorgere negli operatori i sintomi tipici del disturbo acuto da stress (DAS) o del disturbo post traumatico da stress (PTSD), che spesso si manifestano con:

  • ricordi intrusivi, improvvise irruzioni di scene dell’evento nella propria coscienza (i cosiddetti ricordi intrusivi o flash-back),
  • incubi notturni e disturbi del sonno,
  • l’evitamento dei luoghi e degli stimoli associati all’evento traumatico,
  • la riduzione della reattività emozionale,
  • l’iperattività

Alcuni fattori che possono influenzare le capacità di risposta dell’operatore di polizia ad un evento critico sono:

  • la tipologia dell’evento
  • il grado di coinvolgimento personale
  • il livello di controllo della situazione
  • il livello di minaccia percepita o di preavviso
  • la modalità con cui la circostanza è stata affrontata
  • le esperienze precedentemente vissute
  • la vicinanza fisica o psicologica all’evento o alla vittima.

Risulta di particolare importanza per la normale elaborazione dell’evento da parte dell’operatore di polizia che impatta in un incidente critico di servizio, il grado di sostegno sociale, di accoglienza e di aiuto offerto subito dopo l’evento da parte dell’organizzazione e dei familiari. In quest’ottica è efficace la figura del pari, un operatore adeguatamente formato per fornire il primo supporto psicologico al collega.

Supporto tra pari in Polizia di Stato

Poliziotti istruiti a dare il proprio supporto psicologico ai colleghi. E non è la prima volta: dal 2003 ad oggi sono già stati formati 40 operatori di Polizia alla mansione di “Pari”. Molti di essi hanno già prestato la propria opera affiancando gli specialisti della salute mentale della Direzione centrale di sanità (funzionari medici e funzionari psicologi) che hanno portato sostegno psicologico a familiari e colleghi di poliziotti recentemente rimasti vittime di eventi tragici in servizio. Il sostegno psicologico offerto in tali occasioni è risultato molto facilitato proprio dalla figura del “Pari”: un poliziotto, un pari, uno che “ci è già passato”, uno che ha vissuto eventi critici in servizio, li ha superati ed adesso offre il suo supporto pratico ai colleghi. Questo è in buona sostanza un “Pari”!

Supporto tra pari in Polizia Locale: l’esperienza di Firenze

Per la normale elaborazione dell’incidente critico da parte dell’operatore di polizia è di particolare importanza il grado di sostegno sociale, di accoglienza e di aiuto offerto subito dopo l’evento.
In quest’ottica nasce l’idea progettuale “Il Cerchio Blu” all’interno della Polizia Municipale di Firenze, unica esperienza italiana che ha raggiunto l’obiettivo di una sensibilizzazione alla necessità della valutazione del rischio di natura psicosociale, per prendersi cura della salute non solo fisica del lavoratore.
La finalità del progetto è stata la costituzione di un gruppo di sostegno tra pari all’interno del corpo costituito da trenta agenti, con il compito di attivare un sistema di aiuto psicologico e di gestione della crisi, per prevenire, monitorare ed intervenire nei casi di bisogno espresso da colleghi che, dopo l’impatto con eventi critici durante la normale attività di servizio, si trovano in una situazione di difficoltà emotiva.
In una prima fase, preliminare all’avvio del progetto, l’iniziativa “Il Cerchio Blu” è stata promossa all’interno del corpo di Polizia Municipale di Firenze al fine di informare e coinvolgere i potenziali membri del gruppo di supporto tra pari.
Dopo la raccolta di 73 adesioni volontarie è stato previsto un processo di selezione da parte di psicologi, al termine del quale sono stati ritenuti idonei trenta candidati.
Gli operatori hanno seguito un percorso formativo in aula di 164 ore, con la principale finalità di fornire agli stessi le competenze per lo svolgimento della futura attività di supporto al collega, di identificare procedure efficaci nella gestione dello stress a seguito di situazioni critiche professionali, di promuovere comportamenti efficaci e funzionali nel contesto lavorativo allo scopo di migliorare il benessere dei lavoratori.
Durante la parte finale del percorso formativo i trenta pari hanno realizzato un opuscolo, per favorire la sensibilizzazione sulle problematiche degli eventi critici di servizio e sull’attività del gruppo, distribuito all’interno del corpo dai componenti stessi del gruppo, accompagnando alla consegna del materiale una presentazione delle finalità del Cerchio Blu.

Sindrome da stress post traumatico: perché il pari?

Secondo le più recenti tendenze della psicologia dell’emergenza, la comunicazione fra pari rappresenta un fattore di protezione nei confronti dello stress, in particolare per quanto attiene lo stress acuto da eventi critici. Nei contesti di criticità il supporto tra pari gioca un ruolo importante in quanto si è visto che un’attenta gestione delle sequenze dell’incidente produce una significativa diminuzione delle problematiche psicologiche fra gli operatori traumatizzati.
Il supporto dei pari, adeguatamente formati all’interno di un programma di gestione di tali eventi, è positivamente valutato perchè chi condivide la stessa situazione lavorativa, con i rischi che implica e con i conseguenti vissuti emotivi, può comprendere meglio i problemi che ne possono derivare e in tal modo essere maggiormente di aiuto al collega che gli si rivolge.

Polizia Locale di Firenze: come funziona “ Il Cerchio Blu”

L’idea progettuale “Il Cerchio Blu” nasce all’interno della Polizia Municipale di Firenze che unica in Italia ha raggiunto l’obiettivo di sensibilizzare i poliziotti locali -di tutti i livelli- a prendersi maggiore cura della loro salute, non solo fisica.
Per la normale elaborazione dell’incidente critico da parte dell’operatore di polizia è di particolare importanza il grado di sostegno sociale, di accoglienza e di aiuto offerto subito dopo l’evento.
La finalità del progetto è stata la costituzione di un gruppo di sostegno tra pari all’interno del corpo costituito da trenta agenti, con il compito di attivare un sistema di aiuto psicologico e di gestione della crisi, per prevenire, monitorare ed intervenire nei casi di bisogno espresso da colleghi che, dopo l’impatto con eventi critici durante la normale attività di servizio, si trovano in una situazione di difficoltà emotiva.
Alla fine del percorso formativo il gruppo di sostegno psicologico tra pari è stato formalizzato mediante una procedura interna ed ha avviato la sua attività dal gennaio 2008 e, sotto la costante supervisione di alcuni docenti psicologi, ha il compito di fornire il proprio supporto ai colleghi in difficoltà in seguito ad eventi critici di servizio.
Nel caso in cui un appartenente al gruppo sia contattato da un collega che vive una difficoltà non derivante dall’attività professionale, il pari può prospettare al collega la possibilità di rivolgersi ad un professionista, orientandolo verso il sistema di sostegno psicologico previsto dal progetto e composto da un equipe di psicologi.
La relazione di aiuto non avverrà mai sul posto dell’evento critico, poiché i disagi che ne derivano emergono più frequentemente a distanza di tempo (24/48 ore successive all’evento) e non vi sono i criteri dell’emergenza. Il luogo dove svolgere l’incontro potrà essere liberamente scelto, usufruendo anche di locali disponibili presso le sedi lavorative.
L’intervento del pari, dopo che si è verificato un evento critico di servizio, compreso il sistema di contatto con il collega, prevede due modalità: ogni qual volta il collega ha vissuto un ECS o percepisce una situazione di disagio derivante dall’avere impattato in un evento critico, può direttamente rivolgersi ad un pari sulla base dell’elenco dei nominativi e dei relativi recapiti, mediante libera scelta.
L’altra metodologia prevede che il Servizio Prevenzione e Protezione, avuta informazione dell’avvenuto evento critico, tramite le note giornaliere redatte dalla Centrale Operativa, prenderà contatto con il pari secondo il criterio della vicinanza fisica ai colleghi coinvolti, oppure attivando i pari in quel momento in servizio. Il contatto del pari con il collega avverrà in modo non invasivo, in caso di rifiuto il pari rispetterà la scelta, mentre se il collega accetta l’aiuto, il pari, sotto un patto di confidenzialità, ascolterà il collega, in modo attento e attivo e, senza consigliare né suggerire, lo aiuterà nel valorizzare le proprie risorse trovando le strategie più efficaci per affrontare al meglio il proprio momento di disagio.

Il progetto “Il Cerchio Blu” si inserisce all’interno del più vasto sistema di supporto psicologico in fase di realizzazione nella Polizia Municipale di Firenze, che mira a favorire lo sviluppo di un cambiamento all’interno dell’organizzazione, ponendo maggiore attenzione alla prevenzione del disagio di natura psico-sociale cui gli operatori sono particolarmente esposti.
E’ quindi da auspicarsi che tutte le organizzazioni di Polizia Locale si sensibilizzino verso l’importanza della valutazione del rischio di natura psicosociale, oltre alla tutela della salute del lavoratore, anche al fine dell’abbattimento dei costi economici quantificabili in perdita di giornate lavorative.
Possiamo concludere sostenendo quanto è di primaria importanza il benessere lavorativo dell’agente di Polizia Municipale, sia per l’operatore stesso sia per l’utente che usufruisce del servizio, da raggiungere attraverso dei programmi di formazione che prevedano, oltre alle materie tecnico – giuridiche anche un’impostazione di tipo comunicativo – relazionale.
Necessari sono anche dei progetti di sostegno psicologico interni all’organizzazione che abbiano lo scopo di aiutare l’operatore nel fronteggiare il disagio che può emergere in ambito lavorativo.

 

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