Il 24 aprile 2015 un incendio di notevoli dimensioni è scoppiato nell’impianto Amiat nei pressi di Collegno, in provincia di Torino. Di seguito, il racconto del nostro socio Roberto Dosio della Polizia Locale, che nei primissimi minuti si è portato sul posto per coordinare le operazioni di messa in sicurezza della zona:

‘’Sono sempre stato abituato a operare in situazioni d’emergenza, prima come Agente motociclista del pronto intervento, poi, da poco meno di un anno, come Ufficiale addetto al coordinamento e controllo, e ciò che ho imparato in questi anni di lavoro è che a volte ci si imbatte in situazioni del tutto nuove che richiedono un grande impegno per la risoluzione.

Pochi mesi fa il Comune per il quale presto servizio è stato interessato da un grave incendio industriale, un evento del tutto inaspettato che ha impegnato per diverse ore molti dei soggetti addetti all’emergenza operanti sul territorio: Vigili del Fuoco, Operatori del 118, Carabinieri e la Polizia Locale con il volontariato della Protezione Civile. Ognuno con il suo compito istituzionale ben preciso.

Un incendio di grandi dimensioni è un evento che, data l’alta colonna di fumo che sprigiona, allarma tutti gli Operatori ancor prima della chiamata di emergenza delle Centrali Operative addette a coordinare gli interventi, difatti, ancor prima di essere allertati, io e i due Agenti della pattuglia con cui stavo lavorando, scorgevamo il fumo provenire dal luogo dell’incendio facendo intuire la gravità della situazione.

A quel punto il collega conducente del veicolo di servizio iniziava a spingere sull’acceleratore, con il solo lampeggiante acceso per riuscire ad ascoltare eventuali comunicazioni radio, quando ad un tratto l’Operatore di Centrale avvertiva tutte le pattuglie che nell’area industriale era scoppiato un incendio di notevoli dimensioni e che sul posto stavano giungendo varie squadre dei Vigili del Fuoco. In questi momenti la mente inizia a ragionare velocemente, io riflettevo su quale potesse essere la strada più veloce da percorrere: la macchina zigzagava tra una autovettura e l’altra, si oltrepassavano le intersezioni nonostante la luce rossa dei semafori e si facevano sorpassi azzardati; unica precauzione i dispositivi luminosi e sonori accesi e la paletta fuori dal finestrino invitando gli automobilisti a lasciare strada alla nostra autovettura per arrivare il prima possibile sul luogo.

Sì, arrivare prima e poi?

In silenzio ascoltando le comunicazioni della Centrale e dei colleghi che sopraggiungevano nella località indicata immaginavo gli scenari più disastrosi.
Incominciavo a dare le prime disposizioni, non solo a chi era in auto con me, ma anche a quelli che stavano arrivando.
La mia fortuna in quel momento era che non ero l’unico ufficiale presente nel turno, pertanto, sebbene preoccupato per le responsabilità gestionali che mi attendevano, ero ben consapevole di avere ottimi parigrado con cui collaborare.

Arrivati sul posto la mia pattuglia veniva raggiunta in breve tempo da tutte le altre.
Da lontano si vedevano alte le fiamme e l’immensa colonna di fumo si innalzava nel cielo per poi piegarsi per seguire il vento di quota che la dissolveva spargendola lontano.
Per quanto attiene i compiti della Polizia Locale due erano i problemi da risolvere nell’immediato:

  • l’intenso traffico nella zona, accentuato dagli innumerevoli curiosi che sostavano i veicoli lungo il ciglio della strada per scattare foto con gli smartphone
  • l’emergenza dovuta al pericolo ambientale.

Mentre il personale veniva dislocato nelle intersezioni nevralgiche per rendere più fluido lo scorrere del traffico, giungevano uno dopo l’altro i mezzi antincendio dei Vigili del Fuoco e a seguire le autolettighe del 118.
I soccorritori si mettevano subito al lavoro e dopo pochi minuti si veniva a conoscenza che nessuno all’interno

della struttura era rimasto ferito.
Il materiale interessato dall’incendio era tanto e per spegnerlo i militari si alternavano con i respiratori per riuscire a compiere il lavoro in sicurezza e nel più breve tempo possibile. Durante il coordinamento del personale mi occupavo di recuperare nel vicino centro commerciale delle bottigliette d’acqua da mettere a disposizione di tutti gli intervenuti.

Dopo il contenimento delle fiamme, l’altra preoccupazione era rappresentata dal possibile danno ambientale: veniva prospettata dai tecnici regionali giunti sul posto, la possibilità di dover evacuare le zone eventualmente colpite dalla nuvola di fumo.
Un teatro di operazione sicuramente impegnativo qualora caso si fosse realizzato il peggior scenario.
Fortunatamente, grazie anche alle condizioni atmosferiche, la nube di fumo si spostava verso una zona non abitata e le concentrazioni di elementi tossici riscontrati, seppur presenti, risultavano ampiamente al di sotto dei valori di emergenza. Pian piano i duri sforzi dei Vigili del Fuoco riuscivano a spegnere le fiamme, sebbene i vari focolai furono continuamente monitorati nelle ore successive.

L’impegno profuso mi lasciava stanco ma contento di aver fatto un buon lavoro anche se sapevo benissimo che il giorno dopo si apriva un’altro capitolo, diverso come modalità, ma ugualmente impegnativo: redigere tutti gli atti per dare contezza di quanto accaduto ai competenti uffici e alle autorità istituzionalmente interessate al fine di fare chiarezza sull’accadimento e accertare eventuali responsabilità’’.

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