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I social network hanno cambiato in maniera radicale le modalità di comunicare le emergenze e in situazioni di crisi.

Questo si riflette sull’organizzazione dell’istituzione impegnata a gestire e comunicare l’emergenza stessa. I social network si caratterizzano per l’immediatezza con cui le informazioni circolano a livello globale, informazioni prodotte dagli utenti che hanno vissuto in prima persona l’evento critico e che vengono ricondivise.

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Per le istituzioni, grandi e piccole che siano, a fronte di una continua e pressante richiesta di informazioni sui social network, nasce l’esigenza di farsi trovare pronte, presenti, proattive e reattive su questi canali;, ciò presuppone non solo la semplice apertura di un account, ma l’avvio di un percorso di studio dei social network, delle loro caratteristiche e differenze, l’individuazione delle persone idonee e formate per la loro gestione, la scelta del linguaggio da utilizzare , gli obiettivi da raggiungere, in pratica una pianificazione strategica del posizionamento dell’ente sui social network.

I social network diventano così un valido alleato per una comunicazione diretta e a misura di utente. Canali ricettivi della comunicazione di prevenzione nel cosiddetto tempo di pace per far conoscere i rischi del proprio territorio e offrire strumenti e azioni per affrontarli e, in emergenza, per dare e ricevere continui aggiornamenti sulla situazione diventando così strumenti di monitoraggio e supporto.

Allo stesso modo anche i social network si sono evoluti e hanno creato strumenti al loro interno per le emergenze:

  • Facebook ha creato Safety Check per far sapere ad amici e parenti che stiamo bene,
  • Twitter ha lanciato Twitter Alerts per creare tweets con una maggiore visibilità attraverso il tag #alert e inviato come notifica push a tutti i nostri follower,
  • Person Finder di Google che aiuta le persone a riconnettersi con amici e persone care a seguito di catastrofi naturali e umanitarie.

Naturalmente l’uso dei social network è strettamente collegato alla presenza di infrastrutture, alla diffusione di strumenti come smartphone e tablet tra la popolazione e la loro resilienza al disastro.

Chiara Bianchini

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