Apprendendo dell’Airbus 320 Germanwings precipitato il 23 marzo in Francia ci viene da dire:
Ancora non ci siamo!“.

Purtroppo dobbiamo evidenziare alcuni elementi negativi in riferimento all’assistenza dei familiari delle vittime: non è sufficiente preoccuparsi di fornire un’assistenza psicologica presso gli aeroporti, cosa lodevole ma da considerarsi il minimo sindacale.
Queste persone non dovrebbero impattare in difficoltà come non riuscire ad avere le informazioni immediate sulla sorte dell’aereo già dai primi momenti nei quali la notizia è apparsa su tutti i media.

Pensiamo solo per un attimo cosa può voler dire e cosa può provare un padre o una madre già raggiunti dalla notizia del disastro aereo tramite i canali televisivi o mediatici e che cercano informazioni negli aeroporti e presso le compagnie senza trovare risposta oppure trovando le linee telefoniche occupate.
Ogni ora che passa è un senso di smarrimento e di dolore immenso. Un calvario di disperazione. E l’Europa si scopre unita in questo lutto, indipendentemente dalla nazionalità delle vittime.

Anche stavolta abbiamo assistito alle immagini dei familiari che corrono piangenti negli aeroporti esposti ai flash dei giornalisti altre scene di disperazione.  Tutto ciò dovrebbe essere evitato. Nessun percorso protetto, privacy violata.
Dopo la notizia dei roghi per tenere lontani i lupi e le prime (ovviamene inaffidabili) ricostruzioni delle cause dello schianto non sappiamo immaginare quali altre svolte ci aspetteranno nei giorni successivi. Forse immagini di oggetti personali ritratti sui giornali, senza preoccuparsi di cosa può voler dire per un familiare quella valigia o quel giocattolo di un bambino. Ho ancora negli occhi le strazianti immagini di un soldato ucraino che solleva un orsacchiotto verso una telecamera sul luogo del disastro aereo della Malaysia Airlines.

Alcune piccole raccomandazioni potrebbero essere queste:

  • Contattare i parenti delle vittime comunicando loro la brutta notizia prima che la stessa esploda sugli organi di informazione con dettagli raccapriccianti;
  • Attivare nell’immediato un numero verde gratuito o un call-center prevedendo un ottimo triage telefonico per disporre i parenti delle vittime nelle condizioni di poter avere le informazioni sul da farsi entro la prima ora dal disastro;
  • Allestire un team d’accoglienza e supporto formato da personale specializzato per l’arrivo negli aeroporti dei familiari delle vittime;
  • Dare a un ufficiale il compito di fare da tramite con i familiari delle vittime al fine di  aggiornarli continuamente e in modo esclusivo sugli sviluppi dei soccorsi;
  • Formare anche il personale “generico” dell’aeroporto all’accoglienza di familiari provenienti da paesi stranieri, aiutandoli nello svolgimento delle attività doganali, nel pieno rispetto delle diversità culturali e religiose;
  • Adibire altro personale all’accoglienza e al trasferimento dei familiari dall’aeroporto ai vari hotel individuati a tale scopo. Molto spesso la permanenza dei familiari nei pressi dell’aeroporto, unico luogo deputato allo scopo di fornire informazioni sull’incidente aereo, può protrarsi per molti giorni;
  • Seguire i parenti nelle fasi successive, come i momenti strazianti del riconoscimento dei corpi o parti di essi, e nella riconsegna degli effetti personali per ridurre al minimo il senso di perdita e di shock;
  • Poter contare  su un primo sostegno di natura legale e di natura economica che consenta ai familiari delle vittime di affrontare le prime spese di sussistenza nonché  un supporto per le formalità burocratiche successive, compreso il rimpatrio delle salme di vittime straniere.

Un discorso a parte riguarda anche il supporto di natura psicologica, che non dovrebbe terminare con la fine delle attività di recupero di resti e rottami, ma che dovrebbe protrarsi nel tempo (mesi, anni) in relazione alle necessità specifiche individuali dei singoli familiari colpiti dalla tragedia.

 

 

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