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Niente assomiglierà di più ad una crisi bioterroristica quanto una crisi epidemica”

 

L’emergenza sanitaria mondiale del virus ebola trasmette un senso di preoccupazione globale.

Niente è più spaventoso per l’essere umano di una pandemia.

In passato l’umanità ha già vissuto epidemie che hanno prodotto centinaia di migliaia di morti. L’influenza detta Spagnola in soli due anni uccise cinquanta milioni di persone nel mondo, solo in Italia circa mezzo milione.

Negli ultimi anni molti virus sono stati sconfitti, altri controllati dalle vaccinazioni. Alcuni sono ancora micidiali e pericolosissimi. L’umanità negli ultimi anni ha già conosciuto delle grandi emergenze sanitarie: dall’AIDS, alla SARS, all’influenza aviaria H5N1. Le risposte sono state sempre efficaci, anche se molte persone sono morte prima di contenere queste epidemie. Il sistema di rilevamento nei casi precedenti si è dimostrato sempre all’altezza, migliorandosi in corso d’opera ed affinando le tecniche di contenimento del contagio.

Gli analisti che studiano il fenomeno del terrorismo da tempo hanno trasmesso un messaggio di attenzione per un potenziale salto di qualità della guerra del terrore.

L’intelligence di tutti i paesi è costantemente alla ricerca di segnali o informazioni che indichino un potenziale attacco di natura biologica o batteriologica.  Il mondo ha già vissuto degli attacchi bioterroristici.

Nel 1995 la metropolitana di Tokio subì un attacco con il Sarin che provocò “soltanto” 12 morti ed oltre seimila intossicati. Nel 2001, subito dopo l’attentato alle torri gemelle, gli Stati Uniti si trovarono a fronteggiare gli attacchi con il batterio dell’Antrace.

Un attacco tradizionale, come un’auto bomba o un attentato con un aereo, poco dopo il suo verificarsi è chiaramente riconoscibile come terroristico, mentre per poter “diagnosticare” un’emergenza biologica come attacco terroristico, ci vogliono molti giorni se non settimane.

Il tempo d’incubazione della malattia rende l’attacco estremamente efficace e non immediatamente classificabile. Ad esempio, il virus dell’Ebola necessita di circa 20 giorni di incubazione per poter sviluppare i sintomi in modo chiaro ed inequivocabile. Una settimana per i sintomi dell’Antrace, diverse settimane per individuare il ceppo della SARS.

Il verificarsi di queste grandi crisi epidemiche, come quella che stiamo vivendo con il virus Ebola, risulta utile per testare le risposte globali ad un potenziale attacco bioterroristico in larga scala.

Inoltre rispetto ad una minaccia terroristica di questa natura durante l’emergenza si sviluppano le capacità di resilienza sia della popolazione sia delle agenzie deputate al contenimento della stessa.

La modalità di preparazione e di risposta non dovrà quindi essere soltanto di natura sanitaria, ma attraverso un approccio al rischio totale (All Hazards Approach).

Le modalità di prevenzione e di fronteggiamento della crisi adottate per le grandi pandemie dovranno essere le stesse da adottare nel caso di un possibile attacco bioterroristico.

Dovranno quindi essere superati i vecchi modelli di difesa basati sulla diversificazione tra sicurezza interna ed esterna, nazionale e d internazionale, sanitaria o militare (o di polizia). Sostituendoli con modelli unificati di gestione della crisi.

In conclusione, una risposta efficace da parte del network mondiale deputato a fronteggiare il virus Ebola, trasmette un messaggio chiaro e depotenziante nei confronti di gruppi fanatici o terroristi organizzati intenzionati ad alzare il livello della strategia del terrore verso nuove frontiere biotecnologiche di distruzione di massa.

G.L.

 

 

 

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