La fine di giovani vite lascia disarmato chiunque, più di tutti chi a quelle vite è stato legato.

Se questa fine arriva poi in modo inatteso, del tutto imprevedibile, oltre a lasciare vuoti incolmabili, dolori dilanianti, ferite che chissà come e quando verranno rimarginate, l’apprendere questa notizia potrebbe comprensibilmente rappresentare un punto di rottura, un trauma per chi viene a conoscenza della perdita subita.

Anche l’intervento da parte degli operatori di soccorso e dell’emergenza dopo tragedie come quella da poco avvenuta a Castelmagno può essere un momento che genera un intenso stress o un trauma, può presentarsi come uno scenario a cui, anche l’operatore maggiormente preparato da un punto di vista professionale, quello più esperto si ritrova travolto da ciò che quell’evento tragico ha generato.

Si commentano da sole le parole di Paolo Ribero, il capostazione del soccorso alpino a Dronero che svolge questo lavoro da 30 anni:

“Una scena così non l’avevo mai vista”.
“È stato straziante. Quei ragazzi così giovani e le loro famiglie accanto ai corpi ancora prima che i soccorsi potessero portarli via, che il medico legale potesse fare il suo lavoro”.
“C’erano genitori che hanno provato a soccorrere i loro figli, un padre ha provato a rianimare il suo ragazzo fino a quando ha capito che non c’era più speranza”.
(articolo completo su La Repubblica).

In una giornata così tragica esprimiamo tutto il nostro cordoglio ai famigliari dei giovani ragazzi strappati alla vita così precocemente. E manifestiamo la nostra vicinanza a tutti i soccorritori e agli operatori intervenuti. Rinnovando in ognuno di noi il senso per cui Cerchio Blu è nata ed opera.

Graziano Lori, Presidente Cerchio Blu
Firenze, 13 agosto 2020


 

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