di Enrico Maretto*

Polizia locale in piazza Duomo a Milano
Polizia locale in piazza Duomo a Milano

Gli attacchi terroristici dell’estate 2017 a Barcellona, Parigi1Parigi2, Turku -solo per citarne alcuni- e le loro implicazioni catalizzano l’attenzione riempiendo non solo le testate dei notiziari, ma anche le teste di cittadini, amministratori, operatori della sicurezza.

Già dopo poche ore dagli attentati si accende il dibattito tra esperti sulle strategie di prevenzione più opportune da adottare o da ricercare.

Meno si parla dell’efficacia operativa nell’utilizzo delle armi da fuoco da parte degli agenti presenti sul territorio, agenti che quindi sono

  • le prime forze a dover fronteggiare l’eventuale attacco terroristico
  • gli obiettivi dell’attacco stesso, ultimamente sempre più preferiti dai terroristi (vedi).

 

Eh sì, perché pur essendo state elevate le capacità di intervento di taluni “reparti speciali” delle Forze di Polizia (vedi UOPI, SOS e API), rilevare l’allarme e mettere in atto le prime rapidissime reazioni rimarrà sempre a carico di personale non specializzato.

Da questo allarme dipenderà anche allertamento ed invio di nuclei più esperti in supporto di quel vigile di quartiere, del semplice operatore di pattuglia o in servizio in un posto fisso oppure ancora impegnato in uno di quei compiti racchiusi nella definizione di polizia di prossimità.

L’efficacia della reazione dipende da alcuni fattori molto importanti; ne illustriamo qui brevemente tre:

  1. atteggiamento mentale
  2. dotazioni ed equipaggiamenti
  3. addestramento

 

1. ATTEGGIAMENTO MENTALE
Senza ombra di dubbio il primo ostacolo da superare è l’atteggiamento mentale, molto spesso (ahimè quasi sempre) inidoneo a fronteggiare un evento inatteso, figuriamoci quindi un attacco terroristico di straordinaria gravità. Naturalmente non si può pensare di trasformare un poliziotto in un eroe cinematografico, tuttavia si può sperare di convincere i colleghi appartenenti a qualsiasi Corpo che non tutte le giornate da qui alla pensione scorreranno prive di imprevisti.

Chi non è mai stato vittima di un grave evento improvviso che di punto in bianco ha drammaticamente stravolto la sua vita, inconsciamente rifiuta l’idea che qualcosa possa accadere: nessuno ipotizza certo che ogni giorno in cui ci si sveglia potrebbe essere l’ultimo… eppure accade, anche in professioni ben più tranquille della polizia!

Dagli attacchi terroristici a scendere, l’esito di quel grave ed improvviso pericolo dipenderà da quanto l’operatore di Polizia, in particolare Locale, sarà attento, abile ed efficace a fronteggiarlo.

 

2. DOTAZIONI ED EQUIPAGGIAMENTI
Le dotazioni fornite dalle amministrazioni (ministeri o enti locali) sono all’altezza della situazione?
Fatta eccezione per i militari impegnati nell’operazione “Strade Sicure” (con equipaggiamenti simili agli scenari di guerra) gli operatori di polizia portano normalmente al fianco un’arma corta semiautomatica, quasi sempre calibro 9×19 o 9×21, ma talvolta ancora alimentata da proiettili dalle capacità balistiche inferiori sotto ogni punto di vista.

Si pensi ai 9×17, o i 7,65 PB e Browning, scelti non tanto per valutazioni tattiche (eventuali minori rimbalzi, minore sovrapenetrazione dei bersagli o maggiore occultabilità data da armi di dimensioni ridotte), ma soprattutto per le scarse disponibilità finanziarie degli enti locali, che non consentono l’ammodernamento degli arsenali.

Ma c’è anche di peggio: spesso la Polizia Locale di alcuni territori è armata solo perché la legge lo impone quando si vogliano svolgere servizi in orari o circostanze particolari, senza perciò la convinzione della loro effettiva utilità.

CZ Scorpion EVO3
CZ Scorpion EVO3

Dal punto di vista tecnico, la scelta di un calibro può determinare ad esempio i valori della gittata o la capacità di oltrepassare un riparo o un giubbotto antiproiettile indossato dal criminale. Ma anche la precisione del tiro e la possibilità di impiegare armi diverse dalla pistola, anche nella Polizia Locale.
Ne è un esempio la CZ Scorpion EVO3 classificata come arma corta comune e già adottata da alcune Polizie Locali.

 

3. ADDESTRAMENTO
L’addestramento del personale è sicuramente l’investimento necessario per ottenere soluzioni professionali ed adeguate al servizio richiesto, addestramento che deve necessariamente affiancare procedurali e circolari interne (vedi).

Tuttavia l’addestramento rappresenta anche una voce costosa dei bilanci delle amministrazioni e tempo sottratto al servizio quotidiano ed alle diverse esigenze quotidiane

È però possibile progettare e realizzare piani formativi efficienti ed adeguati alle reali esigenze, magari in consorzio con altre istituzioni o istituendo un’accademia formativa territoriale alla quale fare riferimento, sfruttando così economie di scala e risorse disponibili.

Poliziotti arrestano sospettato
Poliziotti arrestano sospettato

Un altro tema poco dibattuto è l’effetto della “generosa buona volontà” associata ad una certa dose di “coraggio incosciente” di quegli agenti che si espongono a pericoli alla cui risoluzione non sono mai stati addestrati.

C’è poi la più diffusa sensazione di inadeguatezza a fronteggiare le emergenze, che spesso mi è capitato di riscontrare tra i colleghi nel corso di mille occasioni, sia in qualità di capopattugliante sia come istruttore di tecniche operative.

Appare evidente, che una solida base di addestramento professionale -sia psicologico che operativo– rappresenta la soluzione più efficace, sia per compensare entrambi gli eccessi descritti, sia per elevare la capacità di risposta professionale ad ogni genere di problematica.

Così come un chirurgo che si appresta ad un semplice intervento di routine deve comunque essere in grado di fronteggiare eventuali imprevisti, anche un operatore armato non può certo accontentarsi della formazione di base che riceve attraverso l’addestramento minimo imposto per legge.

Atteggiamento mentale, addestramento, dotazioni ed equipaggiamenti di un operatore di Polizia -in particolare Locale poichè più spesso impegnato in servizio isolato o statico- possono determinare non solo l’efficacia della sua attività ma talvolta la sua stessa sopravvivenza.

Terrorista uccide poliziotto durante attacco Charlie Ebdo a Parigi dell'8 gennaio 2015
Attacco Charlie Ebdo – Parigi 8 gennaio 2015

 

Istr. Capo Enrico Maretto
Istruttore tecniche operative e tiro presso Polizia municipale di Venezia

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